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Regime forfettario per psicologi: ATECO, ENPAP e tasse

Guida aggiornata · giugno 2026

Hai finito il tirocinio, superato l'esame di Stato e ti sei iscritto all'Albo: ora apri la Partita IVA e inizi a ricevere i primi pazienti. Per la stragrande maggioranza degli psicologi che partono, il regime forfettario è la scelta più conveniente. Vediamo perché, con i numeri concreti.

Il codice ATECO dello psicologo

Il codice di riferimento è 86.93.00 – Attività di psicologi e psicoterapeuti (esclusi i medici). Rientra tra le attività professionali e sanitarie, quindi ha un coefficiente di redditività del 78%: paghi le tasse sul 78% di quello che fatturi, sul restante 22% no.

I contributi: qui gli psicologi hanno un vantaggio

A differenza di molti freelance che versano alla Gestione Separata INPS (circa il 26%), lo psicologo iscritto all'Albo versa alla propria cassa, l'ENPAP. E i contributi sono nettamente più leggeri:

Il 10% dell'ENPAP contro il ~26% della Gestione Separata fa una bella differenza in tasca a fine anno.

Esempio: psicologo che fattura 25.000€

Fatturato: 25.000€

Reddito imponibile (coeff. 78%): 19.500€

Contributo ENPAP soggettivo (10%): ≈ 1.950€ (deducibile)

Base imponibile netta: 19.500 − 1.950 = 17.550€

Imposta sostitutiva 5% (primi 5 anni): ≈ 877€  |  al 15%: ≈ 2.632€

Con l'aliquota agevolata, tra imposta e contributo soggettivo parliamo di circa 2.800€ su 25.000€ fatturati. Un carico davvero contenuto, soprattutto nei primi anni.

Cosa ti serve per partire

La prestazione dello psicologo, in regime forfettario, è esente IVA e non si applica la ritenuta d'acconto. Sono semplificazioni che rendono la fatturazione molto più snella.

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